Timidezza. Le più comuni trappole mentali – Elvino Miali – Psicoterapia e Crescita Personale

Timidezza. Le più comuni trappole mentali

 

Oggi esamineremo i meccanismi mentali più frequenti che influenzano il comune fluire della giornata di una persona timida.

Lo faremo a partire da un esempio molto specifico: quello di un ragazzo che vuole chiamare un’amica per andare al cinema e passare con lei la serata.

Come andrebbero le cose se tutto scorresse senza intoppi?

Supponiamo che il protagonista sia a casa e senta un disagio: ‘Mi sto annoiando: potrei sentire Francesca!’. ‘Provo a chiamarla, faccio il suo numero’: “Pronto, come stai? Sai, danno un film interessante stasera, vuoi venire?… Benissimo, mi fa piacere: ci vediamo alle sette!”

E a fine serata: “E’ stato davvero un bel film. Speriamo che ci siano altre occasioni, ciao!”

Accade pero’ che nella mente della persona timida, durante questo ciclo di esperienze, s’insinuino vari pensieri che portano la dinamica ad incepparsi.

In primis, potrebbe non identificare il suo disagio e convincersi di essere ansioso, invece di capire che la sensazione in atto e’ legata alla noia.

Oppure, identificata correttamente l’emozione e presa la decisione di chiamare l’amica, una voce dentro di sè potrebbe dirgli: “Trattieniti! E se ti rifiuta?”.

Questo tipo di interruzione viene chiamata retroflessione e si manifesta quando l’energia che dall’interno dovrebbe portarsi verso l’esterno, si libera per poi tornare dentro: il timido vive con il freno a mano tirato.

Potrebbe anche accadere che il ragazzo guardi fuori dalla finestra, veda la pioggia e pensi: ‘Col brutto tempo si sta a casa!”.

Una tale affermazione fa parte di quei pensieri inibenti chiamati introietti, ossia una serie di norme assimilate con l’educazione o nell’ambiente in cui abbiamo vissuto, che sono profondamente radicate nella nostra vita.

Le introiezioni  diventano limitanti se sono inflessibili: ci si puo’ anche divertire sotto la pioggia!

Frasi come “Devi essere perfetto” o “non bisogna disturbare gli altri” sono direttive che gli altri ci hanno inculcato, senza aver avuto la possibilità di farle nostre. Riteniamo che vadano bene così ma, in realtà, più spesso ci condizionano limitando le nostre azioni.

Ma continuiamo con l’esempio: nel momento in cui il ragazzo decide di avvicinarsi al telefono, puo’ essere fermato dal pensiero : “Lei mi trova noioso”. In questo caso, non si accorge del proprio auto-giudizio che viene trasferito nelle intenzioni dell’altro.

Supponiamo, invece, che il nostro amico arrivi alla cornetta e componga il numero: “Pronto, come stai?” e stia per chiedere: “Andiamo al cinema?”. La tensione potrebbe salire cosi tanto da non permettergli di reggere l’ansia e deviarlo, deflessione, verso un “Hai per caso il numero di Nicola?”. E’ convinto di essersi salvato quando, in realta’, si e’ procurato un bell’ autogol.

Ultima ipotesi, e’ quella secondo cui il timido, dopo la bella serata conclusa al cinema con l’amica, pensi : ‘Finalmente una ragazza che mi ha detto di si: ora mi attacco come un francobollo e non la mollo più!”. Questo fenomeno va sotto il nome di confluenza.

In questo articolo mi sono divertito a giocare con i pensieri problematici e ad identificare le principali  interruzioni del libero fluire dell’esperienza, note in Gestalt come meccanismi di interruzione del contatto. E tu, in quale di questi ti riconosci?

Io li ho provati tutti e qualcuno, talvolta, ancora riappare.

Spero di aver dato informazioni utili alla tua crescita personale e come sempre: goditi il percorso!

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