Se sei vittima dell’autocritica ti invito a riconsiderare il modo in cui giudichi gli altri – Elvino Miali – Psicoterapia e Crescita Personale

Se sei vittima dell’autocritica ti invito a riconsiderare il modo in cui giudichi gli altri

Sei assillato dall’autocritica? Essendoci passato so che non è una condizione carina in cui vivere…

E’ come avere un genitore, dentro la tua testa, che continuamente ti punta il dito, che ti dice che non sei abbastanza, che potevi fare di meglio etc etc.

La condizione è nota in tutto il mondo: Freud lo chiamava Super-Io. In America questa dinamica tra tiranno interiore e vittima l’hanno chiamata top dog-under dog. Il top dog è l’accusatore, il down dog fa la vittima e acconsente alle critiche, frustandosi in continuazione finchè non si sente un po’ meglio ritenendo di aver pagato il giusto per essere stato “cattivo”.

Un’evoluzione positiva è la ribellione, ma non se è contro te stesso: la ribellione verso un genitore è positiva in quanto un adolescente diventa finalmente libero di andare per conto suo. Quando il gioco è tutto nella tua testa, invece, ti ribelli a te stesso, proprio come un cane (il top dog, direi) che si morde la coda.

Oggi ti voglio parlare di una cosa alla cui non avresti pensato, ossia andare alla radice del problema.

Per farlo ti invito ad immaginare di essere in una sala cinematografica, seduto tranquillo in poltrona, e di vedere proiettato un bellissimo paesaggio. Solo che la proiezione è disturbata perchè nel bel mezzo dello schermo c’è una grossa macchia…

A questo punto tu cominci a pensare che il cinema faccia schifo, che non sia ammissibile che ci sia una macchia sullo schermo. Ora immagina per un momento che quella macchia non sia colpa dello schermo, ma della lente attraverso la quale passa la luce…

E’ esattamente ciò che avviene di solito: guardiamo il mondo e non riconosciamo che quello che non accettiamo viene da noi stessi, dalla nostra lente, che condiziona quello che vediamo a causa dei nostri filtri percettivi.

E proprio questa l’intolleranza, il giudizio – a volte silenzioso – che diamo verso gli altri a tradursi in una grossa zappa sui piedi, perchè meno accettiamo gli altri, meno accettiamo il mondo esterno, e più saremo critici anche verso noi stessi.

Immagina come sarebbe creare uno spazio in cui l’altra persona ha diritto di dire le cose dal suo punto di vista, tu dal tuo, ed entrambi avete diritto di parola.

Non sarebbe bello creare uno spazio di comprensione e amore reciproco, e più in generale creare un mondo con più accettazione?

Pensaci: vedrai che accettando maggiormente gli altri accetterai maggiormente anche te stesso, dando finalmente un bel bye-bye all’autocritica e godendoti, finalmente, il percorso.

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