Capi arroganti – Elvino Miali – Psicoterapia e Crescita Personale

Capi arroganti

 

Una delle situazioni più difficili è avere a che fare con persone arroganti e irritanti. Quando l’altro gode silenziosamente nel metterti in difficoltà, nel giudicarti con disprezzo o guardarti dall’alto verso il basso.

Premesso che se ti trovi in una situazione del genere hai tutta la mia comprensione, sono situazioni che drenano energia e che, alla lunga, possono diventare un rischio addirittura per la tua salute.

Scappa appena puoi!

Voglio comunque cercare di darti qualche consiglio per affrontare al meglio questa situazione.

Ci sono due atteggiamenti fondamentali che sono sbagliati: il primo è quello vittimista, la vittima agisce in due modi o tiene tutto dentro, silenziosamente, sino ad arrivare, a lungo termine a delle conseguenze fisiche, con delle somatizzazioni dello stress; l’altro modo di fare la vittima è lamentarsi e giustificarsi.

Insomma, se ti fai agnello il lupo ti azzanna.

La condizione opposta, altrettanto negativa, è quella di passare al contrattacco e accusare, col dito puntato, la persona ed è assolutamente da evitare perché quando l’altro ha il potere, ha il coltello dalla parte del manico, poco puoi con la forza. Ti schiaccerà come la cicca di una sigaretta e godendo pure nel farlo…e tu non vuoi dargli questa soddisfazione!

Ci sono alcuni accenni alla mentalità utile da avere con queste persone: non partire dal principio che l’altro ha sempre un’intenzione negativa; quante volte reagiamo d’impulso perché pensiamo di aver subito un torto quando poi capiamo che l’intenzione dell’altro non era malevola né contro di noi.

“No, no – mi dirai – Non è il caso di cui stiamo parlando, non divagare!”

Ok, allora rimaniamo sul pezzo: un altro atteggiamento utile da avere verso queste persone è comprendere che loro hanno bisogno di agire una cattiveria perché, a loro volta, sono delle persone infelici, silenziosamente infelici, anche quando sembra che abbiano tutto il potere e il successo del mondo.

Sono dei bambini feriti, anche se sono mascherati da Hitler. Certamente pensare al tuo interlocutore non come Hitler ma come un bambino ferito cambierà il modo in cui vedi la cosa.

Prima di passare a dei consigli pratici, voglio ricordarti la regola del tre: fai attenzione, se nella tua vita queste situazioni ricorrono perché se si tratta di una volta è un caso, se sono due è sfortuna ma se si tratta di tre, probabilmente, hai qualche domanda da porti.

Se nella tua storia, nella tua infanzia e nel rapporto con i tuoi genitori, hai subito questo tipo di angherie probabilmente sei in un copione che tendi a ripetere.

Fai attenzione nel momento in cui vuoi lasciare il braccio dell’altro e gli dici: “Vai via, vai via” ma quella mano rimane attaccata a lui. Se ti accade questo, ricordati che la prima cosa è lasciare quella mano e mettere la giusta distanza.

Un paio di consigli per avere a che fare con questo tipo di persone:

  1. Prendi tempo. So che è banale contare fino a dieci ma la cosa importante non è contare ma è respirare. Respirare ti aiuterà a mantenere la calma e a prendere tempo, cercare di rimanere lucido in questa situazione, dove la cosa peggiore che ti può capitare è andare fuori centro e fuori di testa. Un modo sofisticato per prendere tempo è di ripetere in altre parole quello che l’altro ha detto. La cosa interessante, quando si fa questo è che l’altro ti dà conferma, ti dice di si e farsi dire di si non è mai male.
  2. Fare domande. Per esempio: “perché mi tratti in questo modo? perché dici quello che hai detto?”. Questo sposta l’attenzione da te verso di lui e porta l’altro su un piano più razionale. Se, come abbiamo detto, puntare il dito e accusare è sbagliato e usare il messaggio: “TU, tu hai fatto questo!” Frasi del tipo: “è difficile lavorare in questo clima”, “ma come fai tu a lavorare in questo clima?!” “certo che sei una macchina da guerra, vorrei avere la tua forza”.

 

Ricordati che avere a che fare quotidianamente con situazioni di questo genere richiede un supporto, essere compassionevoli e comprendere l’altro richiede la capacità di vederlo da un grattacielo, anziché dal piano terra, ma per fare questo abbiamo bisogno di sbollire la rabbia, essere compresi noi e trovare qualcuno a cui confidare le tue ingiustizie subite.

Ricorda che non è importante quello che gli altri a noi, ma quello che noi ci facciamo con quello che gli altri fanno a noi.

 

 

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