Sogni nel cassetto e obiettivi. Riconosci le tue scuse

 

Lauren Zander ha individuato due atteggiamenti mentali che ostacolano il cambiamento: “Non posso” e “Non voglio”.

Alla base di questo pensiero c’è la convinzione che la responsabilita’ del mancato raggiungimento degli obiettivi e’ nostra.

Non e’ un problema di denaro, non è il tempo che non c’è, non sono le circostanze, nemmeno l’esperienza e tantomeno la fortuna.

Il “non posso” coincide con la paura: l’atteggiamento da ‘coniglio’, la paura del fallimento, il timore di cadere nel ridicolo, di non essere abbastanza bravi, la preoccupazione del giudizio altrui.

Eccomi qui: per molti anni mi sono nascosto dietro la grande scusa della timidezza. Ero effettivamente introverso, ma al tempo stesso questa mia caratteristica era diventata un paravento, una vera e propria protezione.

Grazie, cara timidezza, mi sei servita tanto ma ora stai disturbando!

La seconda attitudine, quella del “non ho voglia“, compare quando non viene avvertito piacere bensi sofferenza nell’agire verso una certa direzione: e’ il “Chi me lo fa fare“.

Oppure come nella storiella della volpe e dell’uva, quando ci convinciamo che “Tanto non m’interessa!“.

O, ancora, quando deleghiamo la colpa agli altri : “E’ il sistema che non funziona”, “In Italia funziona così”, “C’è la crisi…”.

Cosa fare, dunque per affrontare questi due grandi impostori, “Non voglio” e “Non posso”: agire! Agire anche se non hai voglia.

Tuttavia alcuni consigli possono venirti in aiuto.

Il primo riguarda i piccoli passipossiamo vivere solo un giorno alla volta. Ma per far si che i piccoli passi ti diano davvero soddisfazione, avrai bisogno di un grande obiettivo che ti ispiri.

Dunque, pensa in grande e comincia in piccolo.

Non cadere nella trappola di considerare la meta troppo lontana: la funzione degli obiettivi, a un certo momento, è quella di essere messi da parte per poter ‘stare sul pezzo’ quotidianamente.

Significa sentire la soddisfazione di essere nell’azione e di uscire dalla zona di comfort, perché cio’ che conta non è arrivare alla meta, ma avanzare. Riconosci tutte le conquiste che stai ottenendo e otterrai durante questo viaggio, le persone che incontri, le cose che impari.

Secondo consiglio: tollera la frustrazione di non essere abbastanza bravo, sii orgoglioso del fatto che ti stai spingendo oltre la zona di comfort e premiati.

Terzo suggerimento: tieni traccia in un diario, per iscritto, dei tuoi progressi. Se la meta è fonte di ispirazione, guardare indietro al passato ti farà rendere conto dei grandi progressi che hai fatto e ti darà energia per andare avanti.

Non avrai mai voglia di fare fatica, ma se il primo boccone è amaro, il dolce arriva dopo!

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