Ti trattieni? – Elvino Miali – Psicoterapia e Crescita Personale

Ti trattieni?

 

La capacità di trattenersi, che è sana entro certi limiti, può essere controproducente o addirittura patologica se è cronica e generalizzata. Tutti noi abbiamo la capacità di trattenere la soddisfazione di un impulso, di una voglia, di un desiderio o siamo in grado di procastinarla.

Per esempio, hai una sensazione di fame, vedi un babà e decidi se mangiarlo o procastinarlo, perché non è il momento giusto, perché hai già mangiato o sei a dieta, per mille motivi.

Da una parte, quindi, c’è quell’impulso che ti arriva dalla pancia, dall’altra c’è il tuo Io cosciente, che decide se soddisfare o rimandare, e poi c’è il Super Io che ti dice: “non devi, è peccato!”.

Trattenersi non è sbagliato di per sè. Pensa se ciascuno fosse libero di manifestare qualsiasi impulso gli passasse per la testa e in qualsiasi momento (lo so cosa stai pensando, birichino!).

Il comune vivere civile si basa sulla condivisione di regole, alcune scritte, altre no. La capacità di rimandare la soddisfazione immediata di un istinto è alla base della capacità di rimanere lì, focalizzati, su quello che devi fare o su quello che hai scelto veramente di fare. Un famoso esperimento degli anni 70, il famoso “marshmallow test” mise dei bambini per un quarto d’ora di fronte a dei marshmallow, il famoso dolcetto, dicendogli che se avessero resistito per almeno un quarto d’ora, al ritorno la sperimentatrice gli avrebbe dato come premio un altro marshmallow. Così si vedono questi bambini che per un quarto d’ora guardano, si leccano le labbra, mangiano un pezzettino, si sentono in colpa e lasciano stare.

Questo esperimento servì per capire, a lungo termine, chi avrebbe avuto successo nella vita e si vide che la capacità di alcuni di riuscire a rimandare la soddisfazione di un bisogno fu predittivo di un loro successo nella vita.

Quando trattenersi diventa un problema? Intanto è una situazione cronica, e poi quando una parte di te vuole accelerare e l’altra parte frenare. Immagina una macchina che è sottoposta a uno stress incredibile perché col freno schiacciato al tempo stesso parti con l’acceleratore.

Hai deciso di fare una telefonata a quella ragazza che ti interessa, vai lì per schiacciare i tasti e la mano si paralizza, mille pensieri che dicono: “e se mi rifiuta?”, “ma no, adesso è ora di pranzo” e non la chiami più.

Pensa a quante volte i genitori da piccolo ti hanno detto: “non piangere!”, “non ridere!”, “stai fermo!”, “muoviti!” o “non muoverti!”. Praticamente i bambini non potrebbero fare nulla.

Per capire se anche tu sei cintura nera del trattenersi, ci sono alcuni indicatori, per esempio mangiarsi le unghie, scorticarsi le pellicine, graffiarsi.

Oppure, a livello psicologico, l’autocritica, che non è altro che una rabbia rivolta verso se stessi o il senso di colpa. Altre persone trattengono le lacrime e non riescono a piangere.

Anche la gioia può essere trattenuta. Un certo tipo di galateo, richiede di essere contenuti nelle espressioni emotive.

Se vuoi fare un po’ di downgrade rispetto alla tua cintura e liberarti, sicuramente la psicoterapia può essere utile, soprattutto nei casi più importanti.

La biodanza è stata un qualcosa che mi ha liberato tantissimo negli anni passati, non tanto il ballo fatto di passi ripetuti e schematici, ma l’espressione libera del corpo, totalmente libera dalla paura del giudizio degli altri.

In altre parole, vivere, sbagliare, rischiare, vivere la vita.

E tu, che cintura sei del trattenerti?

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