Perchè rimuginiamo? – Elvino Miali – Psicoterapia e Crescita Personale

Perchè rimuginiamo?

Ecco qualche consiglio  per uscire dalla trappola del rimuginio

Il rimurginio: in un’epoca caratterizzata dall’incertezza e dalla preoccupazione per il futuro, la tendenza a rimurginare e preoccuparsi in eccesso, soprattutto in talune persone, è in aumento.

Ci sentiamo meglio quando abbiamo portato a termine un compito, chiuso un capitolo, voltato pagina: ci sentiamo più sicuri quando abbiamo chiuso quella porta.

L’idea di ‘chiudere le porte’ è buona cosa, ma nella vita sono tanti i capitoli che rimangono necessariamente non conclusi e le domande senza una risposta.

La vera capacità è quella di saper convivere con l’incertezza e con i momenti ancora in sospeso.

L’atteggiamento corretto e’ quello di avere una sicurezza di base, ossia un ottimismo tale per cui saremo in grado di fare fronte a qualunque situazione potrà accadere.

Vi chiederete se sto diventando seguace del pensiero positivo: la risposta e’ che non disdegno affatto l’ottimismo, ma il reale problema di chi rimurgina e si preoccupa in eccesso è la carenza di realismo.

Qualche consiglio ora per uscire dalla trappola del rimuginio.

In primis è utile restituire importanza e dignità al corpo: lo yoga è un valido strumento per riequilibrare mente e corpo, cosi come terapie quali la Gestalt o la Bioenergetica; anche il metodo cognitivo-comportamentale offre utili protocolli in caso di patologia ossessivo-compulsiva.

Una tecnica che ho trovato molto utile e che ho imparato ad un corso di Mindfullness è la Tecnica dello Stop, come acronimo di quattro parole: la “s” iniziale sta per “stop“; la “t” sta per “take a breath“, cioè “prendi un respiro“, la “o” sta per “osserva” e la “p” finale per “prosegui“.

Andando nel dettaglio: quando c’è un pensiero che continua a venirti in mente e a cui non dai soluzione, la prima cosa da fare è dirtistop“.

Successivamente, fare qualche respiro un pò più lento e profondo del normale, ti aiuta a ricondurti al tempo presente e ad “osservare“, mettendo cosi distanza tra te e il pensiero senza giudicarlo.

Riconosci di che si tratta e infine prosegui.

In definitiva, poniti questa domanda: “C’e’ qualcosa che posso fare per risolvere il mio problema?”

Se la risposta e’ affermativa e la cosa puo’ concludersi nell’arco di pochi minuti, falla subito e togliti dall’impaccio; oppure scrivi su un diario o pezzo di carta entro quanto tempo deciderai di agire.

In questo modo, la parte di te che ha il compito costruttivo di ricordarti del problema non ancora risolto, sa che gli dedicherai la giusta attenzione: la tua giornata potra’ cosi proseguire con maggior serenita’.

Concludendo: chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza…

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